lunedì, ottobre 01, 2007

Lost and found


Poco fa si parlava di Lost con Emanuela.
Mi conforta sapere che lei si addormenta guardandolo, perché io questo cult serial me lo sono sempre perso volentieri.

Deve essere buono, anzi, veramente buono se se lo vedono in così tanti e soprattutto se ne è scaturito tutto questo gran merchandising che pare esserci intorno.

Ma Lost è diventato molto più di un buon prodotto e molto più di una furbissima macchina da soldi; Lost è uno status symbol.
Seguirlo o non seguirlo fa la differenza come qualche anno fa la differenza era possedere o non possedere un telefono cellulare.

Se non guardi lost non sei nessuno.

Lost lo guarda Floris che se lo scarica da internet (perché ormai nessuno aspetta più che un programma passi in tv, che scherzi? Come si sopravvive a non sapere prima degli altri?) Lost lo guardano i giornalisti e quelli che fanno televisione, prima o poi faranno un corso di lost all’università.
Lost è la serie per un target che si autodefinisce medio-alto, quello appetibile per la pubblicità, quello dei giovani e dei professionisti, quelli che usano la tecnologia e la comprano e quelli, in fine, che fanno tendenza di mercato.

Lost è l’isola deserta più popolosa in cui un utente televisivo possa incappare; Lost è il ritrovo della civiltà produttiva, mare magnum della generazione che crea trend.

Io evidentemente sono fuori target perché ne ho visto una sola puntata e poi ho lasciato.

Sarà che ero una tra quei pochi che facevano l’una e mezza di notte per guardare x-files quando ancora nessuno sapeva bene cosa fosse e quindi di misteri ne ho visti a bizzeffe.
Sarà che mi sento smaliziata di fronte agli escamotages degli autori e che di isole e naufraghi ne ho davvero abbastanza.
Sarà pure che sono diventata una fan del realismo e che se un aereo precipita so benissimo che le possibilità che così tanta gente si salvi sono praticamente nulle…. Sarà, dicevo, ma io voto i Sopranos, che girano intorno a storie ottime, voto Grey’s anatomy che ha saputo creare spunti molto significativi, voto House che ha degli script geniali e voto anche la piccola brutta Betty, che è un format semplice come una addizione, perché non si vive di sole equazioni e radici quadrate.

E poi voto sex and the city, meraviglioso e moderno compendio sessual-amoroso, scritto con autenticità e freschezza e con quell’ironia e quella punta di rosa che regalano al mondo un colorito più sano.

1 commento:

antonio vergara ha detto...

gran bella serie altro che addormentarsi. saluti