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lunedì, giugno 11, 2007

D'Alema e la "ggente"




Dice che la gente non vuole più casini? Veramente no, signor onorevole ministro D’Alema, la gente non è stufa dei casini.
La gente ne vuole di più, non se ne è accorto?
Aumenta il malcontento e le magagne della politica vengono fuori grazie al potere dell’informazione, nonostante certa stampa.
Si campa male, ci si sente presi in giro e voi, ministri ed onorevoli, siete sempre più lontani.

Lo dimostra questa sua ultima affermazione che svela una miopia epidemica che si annida nei vostri palazzi dorati.

Per carità, sarebbe bella una bella politica, ma chi è che la fa? Chi fa gli interessi di chi?

L’unico punto in cui trova riscontro il suo discorso è quello in cui dice che la gente non ama i partiti estremisti di lotta e di governo. Certo, la gente non si fida più neppure di quelli. qua però si veleggia (lei che di vele è esperto) verso l’anarchia, verso l’istinto alla guerra civile.

I politici hanno il vizio di rivolgersi alla gente pontificando su cosa la gente voglia davvero, come se la gente da sola non riuscisse a comprendere le proprie esigenze.
E invece le capisce eccome.


Veniamo da anni moderatissimi, ma dove ci hanno portati?
Dove siamo?
Se è capace lei di darci le coordinate, perché qui si ha l’impressione di essersi persi.

giovedì, febbraio 15, 2007

tutto in famiglia

Ho già parlato della Carfagna e non sono riuscita a strapazzarla troppo perché io l’impegno lo ammiro veramente e lei ce la sta mettendo tutta.
Peccato per i risultati.
Le donne in politica sembra debbano obbligatoriamente occuparsi di sociale, di famiglia, di etica.
Se magari andassero a occuparsi di economia o di esteri forse, in certi casi, farebbero meno danni.
Tutto questo fa da preambolo a quanto letto su repubblica.it sullo scazzo tra la Carfagna e Luxuria sui Dico (manco a farlo apposta)
Sembra che si leggiferi più per dar da parlare ai politici che non per il bene di questo povero Paese.
La bella Mara Carfagna, forzista verace, esterna e non fa sconti.
I gay sarebbero “costituzionalmente sterili”, e aggiunge che “per volersi bene, requisito fondamentale è poter procreare”.
La nota di colore è che Luxuria le risponde di non voler prendere lezioni da una sfasciafamiglie, riferendosi alle bagatelle berlusconiane della notte dei telegatti.
La questione centrale è invece che la Carfagna ha perso una occasione per tacere o, volendo essere buoni, per spiegarsi meglio.
Dove le mettiamo le coppie sterili secondo la Carfagna e secondo chi appoggia le sue parole? Ci sono persone sposate davanti a Dio che non possono avere figli. Significa che non hanno i requisiti per volersi bene? Che ci facciamo allora… suggeriamo al Vaticano di scomunicare pure loro?
Uff, ma possibile che non ci si sia ancora stancati di questi teatrini? E la famiglia… la famiglia sta cominciando a diventarmi insopportabile.

lunedì, febbraio 12, 2007

Crociate civili

Capita che clicchi sull’articolo che dovrebbe parlarti dei “Dico” (a proposito, ma lo fanno apposta a trovare sigle simili?) e ti si apre la pubblicità dell’anello della Durex…
A riprova che l’unica cosa davvero sacra al giorno d’oggi è la pubblicità; l’unica che di sicuro è l’anima di qualcosa (la pubblicità è l’anima del commercio).
Per il resto, che poi è quello che ci interessa, sottoscrivo l’articolo di Massimo Giannini.
La mia sensibilità, tra l’altro, mi spinge ad inalberarmi un po’.
Non se ne può davvero più di questa Italia che non riesce a tagliare il cordone ombelicale dalla Chiesa.
Che qualcuno si decida finalmente a dare a Cesare quel che è di Cesare, tutelando chi non si sente legato ai valori cattolici.
Del resto la fede non può e non deve in nessun modo essere una imposizione dello stato, il quale, di contro, dovrebbe regolamentare la vita pubblica (e in certa misura privata) dei suoi cittadini secondo un modello squisitamente laico.
Secondo tale modello chiunque, cattolico o no, dovrebbe sentirsi egualmente tutelato nelle proprie scelte intime.
Invece, non si capisce per quale motivo, chi fa una scelta laica deve sentirsi sempre un cittadino di serie b.
Si ritorna all’ipocrisia che suggeriva la pubblicità della durex.
Ipocrisia ideologica di forma e sostanza, della quale un elettorato maturo dovrebbe voler fare a meno a tutti i costi.
rimando all'editoriale di Scalfari, che ritengo illuminante.

martedì, febbraio 06, 2007

le solite bagatelle

La prima cosa che ho fatto stamattina è stato aprire la Repubblica e cercare una lettera indirizzata a Silvio Berlusconi, non c’era.
Nessuno gli ha chiesto pubbliche scuse stavolta.
Del resto ieri, quando ha detto, con l’ironia che lo contraddistingue (non sempre positivamente), che i gay sono tutti a sinistra, non ha sbagliato troppo.
Qualunque altro uomo politico del suo rilievo però, non se ne sarebbe compiaciuto, come sembrava compiacersene lui.
L’interrogativo su Berlusconi non è mai cambiato e resta sulla sua levatura morale, sulla sua statura ideologica.
Probabilmente, se si è cominciato a chiamarlo “nano di Arcore”, sarebbe stato il caso di farlo per l’esigua prestanza del suo “io” politico, per la brevità, la quasi inesistenza della sua storia politica e non per la sua statura fisica.
Lo si ricorda “compare” di Craxi, ma Berlusconi è sempre stato un uomo di affari e fondamentalmente è rimasto tale.
Non che esistano particolari figure di spicco nel panorama della politica attuale, però almeno, gli altri sono capaci di restare zitti quando è il caso.
Lui no.
Berlusconi non resiste alla sua natura di piacione gigione. Non ce la fa, quando una cosa gli passa per la testa, lui deve dirla.
Si da il caso, purtroppo, che le sue non siano le parole di un uomo illuminato, ma quelle di un italiano medio, parole obsolete, tali quali i concetti e le battute triviali.

Ci si chiede se davvero Berlusconi sia necessario tenerselo com’è; se sia proprio indispensabile tenerselo…
Insomma, l’Italia ha davvero bisogno di lui?
La risposta non è semplice, anche perché alla sua destra e alla sua sinistra mi sforzo di vedere gente per cui non mi porrei la stessa domanda, ma lui, diciamo, è l’emblema del vacuo, insieme a pochi altri capaci di fargli da spalla.

E così accade anche che, in una giornata difficile come quella di ieri e cruciale per il governo, in un periodo di profonda crisi ideologica e morale che coinvolge ogni livello della nostra società, tutto venga lavato via dalle battute da caserma dell’ex premier.

E allora forse, seppur amara, ho trovato la mia risposta:
Si Berlusconi è indispensabile, se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo, se non altro, per avere qualcuno con cui prendersela.

giovedì, dicembre 28, 2006

Esagerato


Fini annuncia querele in seguito alla diffusione della notizia di un suo presunto intervento chirurgico...
Ma, alla luce dei fatti... è così assurdo, ma proprio così assurdo, credere ad una diceria simile?

Ha cominciato Berlusconi (il solito "sborone" se ne è andato addirittura a Cleveland ad operarsi); adesso è la volta di Amato
cui è toccato sottoporsi ad una angioplastica e, ultime nuove vogliono Bertinotti operato proprio oggi alla prostata


Insomma... non c'è da stare allegri e Fini farebbe meglio a darsi una calmata... la sua salute ne gioverebbe.

giovedì, dicembre 21, 2006

Pacs nel presepe

Nutro una spontanea simpatia per certi gesti di "rottura", certe "provocazioni", come si usa chiamarle e nutro un'altrettanto spontanea avversione per la chiusura spocchiosa e censoria a tali gesti.
Sono bastate un paio di Barbie ed un paio di Ken davanti il presepe della Camera a mandare in subbuglio tutti quanti, così come successe al parlamento quando Luxuria andò al bagno delle donne.
Di mezzo ci finiscono sempre i gay: non li vuole nessuno.
Sembra che i gay non abbiano neppure il diritto di stare nel presepe... anche se fino ad oggi, nessuno si era mai interrogato sui gusti sessuali dei giovani pastorelli.

lunedì, dicembre 04, 2006

Esopo oggi: la favola della volpe, del gatto e dell'uva al polonio


Venite bambini, vi racconto la favola de "il gatto, la volpe e l’uva, e il polonio radioattivo":
C’era una volta una volpe “guzzante” ( esemplare dal manto fulvo e fluente), che non sapeva proprio come fare per rendersi importante agli occhi del “capo” dei volponi. Non che il consiglio dei volponi lo disprezzasse, ma lui amava darsi da fare, tanto più che Procion Prodi, insidiava con una certa importanza la loro posizione di privilegio nella foresta di Politik
Così un giorno, la volpe Guzzante prese un gatto, di nome Scaramella e gli disse: hey tu, dicono che sei furbo e nella foresta ti sai muovere bene, che ne dici di tendere una trappola a Procion Prodi? Facciamo credere a tutti gli animali del bosco che Procion Prodi è un cattivone, che se la fa, niente popò di meno, con i lupi siberiani…
Scaramella era tutto felice di lavorare per la volpe Guzzante e allora si mise al lavoro per intrappolare procion Prodi.
Peccato che però, non solo non ci riuscì (I lupi Siberiani si rifiutavano di dire che Procion Prodi era uno di loro… anzi, forse un po’ lo schifavano pure) ma durante le confabulazioni con la volpe Guzzante, gli alberi del bosco li ascoltarono e ad un certo punto decisero di raccontare tutto agli abitanti di quelle zone.
La volpe Guzzante e il suo fido gattone non si persero d’animo… anzi, la volpe Guzzante disse che il gatto Scaramella di li a poco sarebbe morto, perché aveva mangiato la stessa uva al polonio radioattivo, che aveva mangiato “una talpa” russa, qualche tempo prima.
I medici assicuravano che non era così ma il gatto e la volpe insistevano.

Chi sa la verità bambini miei?
Beh, di sicuro c’è soltanto che gli alberi del bosco non mentono e riferiscono parola per parola quello che hanno sentito.
Certo, questa non è una bella favola: non c’è morale e non c’è neppure una fine.
Ma se vogliamo proprio trarne un insegnamento bambini, allora vi do un consiglio:
Teniamoc tutti lontani dai gatti e dalle volpi di politik.
Fidiamoci solo di noi stessi e diffidiamo pure dell’uva che mangiano… perché quello che mangiano loro è velenoso di certo

domenica, dicembre 03, 2006

I soliti 700.000








Non si sa perché, per gli organizzatori, i manifestanti sono sempre 2.000.000 e per la questura, ogni volta, cascasse il cielo, i soliti 700.000.
Ma va da sé, i berluscones valgono tanto quanto i militanti di sinistra (per quanto personalmente mi appaia assurdo)
Il paese è una mela spaccata a metà, ogni opinionista che si rispetti ricorre da aprile a questa metafora.
Una metafora topica: la mela richiama al frutto proibito, all’odioso pomo della discordia.
Ma io continuo per la mia strada, la quale ormai mi ha condotto al più amaro disincanto, finanche al cinismo, se vogliamo.
I temi e gli slogan sono sempre gli stessi, triti e ritriti, conditi da una retorica stantia (che sa anche molto di vecchi balconi in Piazza Venezia).
Ho letto che qualche simpaticone ha dato sfogo ai propri istinti omofobi …
(Prodi boia Luxuria è la sua troia) con quella classe di cui forse parlava Fini nel suo discorso, quella che distinguerebbe la piazza di sinistra da quella di destra.
Eh già!
Le continue allusioni di Berlusconi alla famiglia, al matrimonio, alla tradizione; non che mi infastidissero in sé per sé (è legittimo avere un certo tipo di impostazione mentale), ma avvertivo uno strano solletico alla base del collo mentre pensavo: Oh, ma questo qua, non è un divorziato?
Questo qua non è il patron della tv commerciale, quella fatta di tette e culi?

Per carità, io rabbrividisco al solo suono della parola “coerenza”, che per me non esiste e non è neppure troppo necessaria… ma chi lancia proclami, se non altro potrebbe cercare di essere più credibile.

Comunque lo confesso: Ho seguito la manifestazione nella lunga diretta del tg5.
Ok, non proprio tutta, nel frattempo mi allenavo con i pesi e dalle 16.00 alle 17.00 ero a lezione di ballo… infatti non capisco perché mai attaccare un’ora prima con la diretta se Berlusconi ha cominciato a parlare solo alle 17.15.
Paolo Del Debbio era tronfio, tutto felice di non essere più soltanto “il rompiscatole che sta prima di beautiful”, come veniva di certo considerato da milioni di casalinghe che a quell’ora non aspettano altro che i nuovi matrimoni di Brooke. Ieri Paolo Del Debbio è stato davvero “opinionista” come recita la didascalia che lo qualifica durante il suo programma.
Però, tanto vale riconoscerlo, qualcosina di carino si è visto ieri. Del resto i Berluscones non sono entità ectoplasmiche ma gente comune, con diritto di voto e, a volte, dotata di ironia.

sabato, dicembre 02, 2006

I veleni della politica


Dal discorso di Montecatini:

"Voi non mettete proprio in conto il fatto che noi vecchietti siamo esposti alla
commozione e che la commozione può fare dei brutti scherzi al cuore.
(…)
No, il liberalismo, la nostra filosofia, io dico la nostra
religione, è la libertà, è qualcosa di cui si avverte la grandezza soltanto quando
comincia a mancare.

Una vigilanza personale
Ho fatto il paragone: ho detto che la libertà è come l’aria. Nessuno è felice quando
può respirare liberamente: pensa che sia una condizione naturale. O come la salute:
soltanto quando comincia a mancare si capisce quanto sia importante.
(…)
L’altro obiettivo è un obiettivo fondamentale. È quello di convincere tutte le forze
politiche della Cdl a fondersi in un unico più grande partito della libertà. Questo è
il mio appello, questo è quello che penso di poter lasciare come eredità della mia
azione politica.

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Ora, tutto questo non sembra incredibilmente inquietante?
Capisco che non sia politicamente corretto avanzare dubbi sulla “buona fede” di Berlusconi, non è nemmeno elegante, siamo d’accordo… ma qualcuno, in questo clima saturo di polonio ed intercettazioni, potrebbe realmente affermare che noi cittadini non abbiamo il diritto di dubitare di tutto quello che ci propinano come “verità”?
Io dico di più: è nostro dovere non credere, è nostro preciso dovere non fidarci.

Stamattina sono in vena di malignità, forse…
Ma a me questo discorso, inframezzato dal solito repertorio sul comunismo ( che ho omesso, tanto lo si conosce), suona come un presagio.
Anzi, suona come un preludio in crescendo, all’ultimo drammatico atto: quando l’eroe pronuncia il suo testamento e si accascia, lasciando la platea attonita, con lo sguardo irrorato di lacrime.
Tutto casuale? Uhm (sto storcendo il naso).
E se non è elegante, se non è corretto, se non è opportuno insinuare dubbi… pazienza!
L’hanno voluto loro. Non sarebbe né la prima, né l’ultima sceneggiata allestita a nostro uso e consumo.
Quelli dei servizi segreti e dell’intelligence (per favore, gli si trovi un altro nome a questi qua), ne sanno qualcosa. Loro e tutti gli Scaramella di cui non siamo a conoscenza.
Se la sono voluta, Non meritano fiducia e noi non glie la diamo.
Oggi intanto Berlusconi sarà in prima fila alla manifestazione di Roma.
Una manifestazione a cui una spintarella, nei giorni scorsi, serviva proprio e che, puntuale, è arrivata.

lunedì, novembre 27, 2006

reazioni involontarie

Le immagini del malore di Berlusconi ci sono entrate in casa ieri e continuiamo a vederle stamattina.
I telegiornaliaprono con Berlusconi e chiudono con l’aggiornamento sulla salute di Berlusconi.
I fatti di ieri, in sostanza, mi hanno illuminato sulla situazione che attraversiamo.
Ci ritroviamo con un presidente del
consiglio (Prodi), praticamente anonimo, del quale fondamentalmente si sa poco e niente (gli aficionados ne conoscono l’amore per le passeggiate in bicicletta ma poco altro) mentre del premier uscente sappiamo tutto, proprio tutto.
Conosciamo i suoi figli e li conosciamo quasi uno per uno, su tutti Piersilvio, Marina e l’astro nascente, Barbara; Chiamiamo sua moglie per nome e sappiamo che quel nome è un nome d’arte ma, per inciso, ne conosciamo anche quello all’anagrafe.
Abbiamo un quadro perfetto, in sintesi, del Berlusconi pubblico, con la gestione dei suoi affari e del Berlusconi privato,
una visione a tutto tondo sull’uomo, sul politico, sul business man.
Il risultato
è che vedendolo accasciarsi sul palco e monitorando l’attenzione che l’evento ha suscitato, mi è parso che di fatto, il vero presidente degli italiani fosse lui.
Il malore gli garantirà senz’altro un ritorno di immagine, o meglio, un ulteriore ritorno d’immagine, oltre quella procuratagli dalle incertezze della maggioranza di governo.

C’è da augurargli di stare bene quindi, per molteplici ragioni.
Un uomo che sviene dopo un intervento concitato sui temi della politica, dà un messaggio preciso: mostra alla platea, estesa dalla presenza delle telecamere, di tenere a ciò che dice, di aver speso energia per pensare e dire, di esse disposto al sacrificio, pur di ottenere un risultato.
Lo svenimento ha, tra l’altro, amplificato la portata di un intervento che probabilmente, senza inconvenienti, sarebbe rimasto di basso profilo.
Ora, dopo lo svenimento di Berlusconi, tutti hanno potuto ascoltare cosa aveva detto poco prima al suo pubblico.
L’incidente poi, ha di nuovo posto l’attenzione sul lato umano e del tutto sui generis di Berlusconi: la sua rincorsa alla giovinezza, il look disimpegnato dell’estate, le feste, i trapianti alla chioma, i lifting, la recente operazione al menisco e poi le battute.

Al dottore che l’ha soccorso a Montecatini (nella foto) avrebbe detto: “ma chi è, Bin Laden?”
Al San Raffaele di Milano si è subito trovato un posto letto per l’ex premier, per fortuna, visto che non è poi così scontato che un malato trovi una sistemazione nei nostri nosocomi. La notte è trascorsa tranquilla e sembra che l’emergenza sia rientrata.
La vera notizia è che il personaggio più controverso d’Italia, è riuscito a tenere col fiato sospeso, persino chi politicamente non lo apprezza affatto; Perché di fronte alla malattia, all’improvvisa sofferenza, l’uomo ha la meravigliosa capacità di empatizzare…

Tutto questo a riprova del famoso e quanto mai veritiero detto: “non tutti i mali vengono per nuocere”.